RB 2,1-3 – L’abate veramente degno di essere a capo di un monastero deve sempre ricordarsi di come lo si chiama e conformare al nome di superiore tutto il suo agire. Per fede sappiamo, infatti, che nel monastero egli tiene le veci del Cristo; poiché viene chiamato con il suo stesso nome, secondo la parola
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Regola di San Benedetto
RB 1,13 – Non curandoci più di loro veniamo dunque a organizzare – con l’aiuto del Signore – la fortissima stirpe dei cenobiti. Ci si può chiedere quale sia lo scopo di questo primo capitolo della Regola che presenta una sorta di catalogo dei diversi generi di monaci, evidenziandone due positivi e due negativi. Non
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RB 1,10-12 – L’ultimo genere di monaci è quello dei girovaghi: essi passano la vita errando di regione in regione, facendosi ospitare per tre o quattro giorni nelle celle degli altri, sempre vagabondi, mai stabili, schiavi delle proprie voglie e dei vizi della gola, peggiori persino dei sarabaiti. Del tenore di vita di tutti costoro
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RB 1,6-9 – Il terzo genere di monaci – detestabile sotto ogni punto di vista – è quello dei sarabaiti. Non temperati da alcuna regola, né educati dall’esperienza – come l’oro viene purificato nella fornace – essi sono diventati molli come il piombo. Per la loro condotta di vita sono ancora del mondo, mentre con
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RB 1,3-5 – Il secondo è quello degli anacoreti, o eremiti. Questi, non per un facile fervore, com’è proprio dei principianti, ma per una prolungata e matura esperienza acquisita in monastero, con il sostegno dei fratelli, sono diventati esperti nella lotta contro il maligno. Ben addestrati dunque nella schiera dei fratelli, per lottare poi da
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RB 1,1-2 – È noto che vi sono quattro generi di monaci. Il primo è quello dei cenobiti, ossia di coloro che vivono in monastero e obbediscono a una Regola e a un abate. Benedetto elenca quattro generi di monaci, ma forse possiamo dire che esistono molti generi di monaci, cioè diverse modalità di interpretare
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Prologo 48-50 – Tu, sopraffatto dal timore, non fuggire subito lontano dalla via della salvezza. È naturale infatti che, agli inizi, la via sia stretta e faticosa, ma poi, avanzando nel cammino di conversione e di fede, si corre con cuore dilatato e con ineffabile dolcezza di amore sulla via dei divini comandamenti. E così,
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Prologo 45-48 – Eccoci dunque a istituire una scuola del servizio del Signore; in essa non vorremmo stabilire nulla di austero e pesante; tuttavia, se, nell’intento di tenere un giusto equilibrio, si riterrà necessario introdurvi qualcosa di più esigente che giovi a correggere i vizi e a conservare la carità, tu, sopraffatto dal timore, non
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Prologo 42-44 – Se poi, fuggendo il castigo dell’inferno, noi desideriamo giungere alla vita eterna, mentre c’è ancora tempo per farlo, mentre cioè siamo in questo corpo e ancora risplende la luce della vita presente, corriamo e operiamo all’istante tutto quello che ci può giovare per sempre. Il linguaggio di questi versetti ci è certamente
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Prologo 39-41 – Avendo chiesto al Signore chi potrà abitare nella sua tenda, noi, fratelli, abbiamo appreso da lui la norma per esservi accolti: occorre cioè adempiere i doveri propri di chi vi abita. Prepariamo, dunque, i nostri corpo e i nostri cuori a prestare servizio sotto la santa obbedienza dei divini comandamenti. E se
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